
ieri sera verso le 22.30 mi sono accorta che non avevo ancora cenato.
un certo languore ed un certo numero di gorgoglii dal mio interno mi hanno svegliata da un torpore fatto di consegne di lavoro pre-vacanziere.
mi sono alzata dalla sedia che mal scorreva sul pavimento umido di pioggia che tutto il giorno ha versato imperterrita e costante sulla mia bella città.
scalza mi sono diretta in cucina.
mi sono stiracchiata schiena e gambe e collo.
ho aperto il frigo.
con sguardo perso ho cercato di capire cosa mangiare senza perdere troppo tempo.
ho sbadigliato.
tergiversato un po’ scandendo attentamente ogni ripiano ed ogni contenitore.
ogni pertugio ed ogni bustina di plastica.
con lentezza ho afferrato il contenitore dell’ananas fresca che proprio il giorno prima avevo accuratamente sbucciato e tagliato a fette.
senza troppi preamboli ho afferrato con le mani la prima fetta addentandola affamata.
il dolce e fresco succo ha iniziato a colarmi dalle mani e dal mento.
prontamente ho portato alla bocca il contenitore con il resto del buon frutto accuratamente pulito.
prima fetta.
(gocce nel contenitore.)
seconda fetta.
terza fetta.
(ancora gocce nel contenitore.)
in piedi in balcone con l’ananas fra mani e bocca e mento e contenitore ho guardato il cielo grigio e i lampi in lontananza assaporando allo stesso tempo la pace dopo la tempesta.quell’irreale silenzio fatto di serrande abbassate e aria tersa.di respiro e pensieri.
e pensavo.
“se vivessi con qualcuno forse non potrei permettermi una giornata intera in pigiama e senza doccia e una cena a base di ananas consumata in piedi ed in balcone senza coltello e forchetta..sgocciolando nel contenitore senza ritegno…”
ho sorriso ai miei pensieri.
poi malinconicamente ho infilato nel lavello il contenitore ormai vuoto.
ho bevuto un sorso d’acqua.
ho tirato giù la serranda.
ho spento la luce in cucina ed ho lasciato i pensieri alla notte.
poco fa ho acceso il pc.
scaricando la posta elettronica un breve beffardo e singolare articolo letto sul web recitava testuali parole.
10 attimi di autentico godimento che la vita riserva ai single secondo la giornalista antonella baccaro:
«svegliarsi al mattino sapendo che non c’è nessuno da accompagnare dall’altra parte della città»;
«quando piove e hai l’ombrello tutto per te»;
«finire i biscotti senza preoccuparsi di lasciare l’ultimo»;
«far girare il mappamondo e fermarlo con un dito per decidere dove andare in vacanza»;
«quando rispondi al telefono sai che nessuno ti potrà dire: “sono rimasto chiuso fuori, mi vieni ad aprire?”»;
«sgasare la coca-cola e sbriciolare il pane»;
«scegliersi il regalo che si desidera nella raccolta punti della benzina»;
«usare il sedile della macchina accanto per appoggiare la borsa»;
«non dover convocare un G8 per decidere se è il momento di togliere il piumone»;
«dormire in diagonale».
soli è bello.
in due però è meglio.
raffabella.












